LUGLIO – AGOSTO – SETTEMBRE<br>CAPRI, I LUOGHI DELLA PAROLA.<br>LE PAROLE DEGLI DEI VIII EDIZIONE - ESTATE 2010<br>PAN

LUGLIO – AGOSTO – SETTEMBRE
CAPRI, I LUOGHI DELLA PAROLA.
LE PAROLE DEGLI DEI VIII EDIZIONE - ESTATE 2010
PAN


Nell’estate 2010 si svolgerà, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, l'VIII edizione di CAPRI, I LUOGHI DELLA PAROLA, LE PAROLE DEGLI DEI.



La rassegna nasce dalla convinzione che Capri è un’isola nata dalle parole - parole scritte, pronunciate, evocate da personaggi che l’hanno frequentata, vissuta, amata - e che l’isola - in quanto luogo della trasformazione - è sito ideale e centrale per crescere e rinnovarsi attraverso le parole di protagonisti della vita culturale e artistica chiamati a dialogare, declamare, riflettere in luoghi straordinari sulle ”parole degli dei“ ovvero sui modelli e sugli archetipi culturali che ogni deità greco-romana contiene e ancor oggi promana nella nostra psiche individuale o collettiva.
Dopo Ermes/Mercurio, Aphrodite/Venere, Ares/Marte, Dioniso la deità scelta per l'ottava edizione è Pan.


PAN
Pan e la natura - Pan e i suoni primordiali - Pan e la paura - Pan e la sessualità - Pan e il monstrum: sono questi i temi che i partecipanti all’ottava edizione di CAPRI. I LUOGHI DELLA PAROLA - LE PAROLE DEGLI DÈI, dedicata quest’anno al dio arcadico, sono invitati a declinare per capire questa divinità inquietante, metà uomo e metà bestia che non abitava l’Olimpo ma antri e boschi e di cui, a differenza delle altre divinità, si racconta la morte. È dal racconto fatto da un marinaio sulla presunta e annunciata morte di Pan che nasce la domanda che sottende l’intera rassegna: può un dio morire? Domanda posta dallo stesso Tiberio - che aveva dedicato luoghi ed occasioni ai culti panici durante la sua lunga presenza sull’isola di Capri - ai saggi dopo aver ascoltato il misterioso episodio.


Pan è un dio dei pastori e delle greggi. Sua patria e luogo di un suo culto speciale è l’arcadia, sui cui monti egli pascola le pecore e suona lo strumento che lui stesso ha inventato e che gli è più caro, la siringa. In genere Pan è soprattutto una voce o piuttosto uno stato d’animo: un suono che riempie il silenzio dei campi, un improvviso sbigottimento che spaura nelle ore più calde del giorno. Incontrarlo significa porsi davanti a uno smarrimento dell’anima, a un desiderio di fuggire da un pericolo senza nome.
La stessa sua fisionomia lo distingue dalla stirpe degli dèi olimpici: pan non è l’immagine perfetta di un corpo bello e armonioso, ma un essere ferino, con muso di capra, corna sulla fronte e zampe caprine, sessualmente insaziabile, violentatore di ninfe e salace come l’animale di cui riproduce la forma. Insomma, la bestia divina, così vicina agli istinti da rappresentarne la realizzazione psicologica: sessualità, impulso vitale, ira, paura, rabbia.