
CAPRI, I LUOGHI DELLA PAROLA - VII edizione 2009
LE PAROLE DEGLI DÈI
Dioniso


LE PAROLE DEGLI DÈI - 2009
DIONISO
Nell’estate 2009 si svolgerà, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la VII rassegna di CAPRI, I LUOGHI DELLA PAROLA, LE PAROLE DEGLI DEI.
La rassegna nasce dalla convinzione che Capri è un’isola nata dalle parole - parole scritte, pronunciate, evocate da personaggi che l’hanno frequentata, vissuta, amata - e che l’isola - in quanto luogo della trasformazione - è sito ideale e centrale per crescere e rinnovarsi attraverso le parole di protagonisti della vita culturale e artistica chiamati a dialogare, declamare, riflettere in luoghi straordinari sulle ”parole degli dei“ ovvero sui modelli e sugli archetipi culturali che ogni deità greco-romana contiene e ancor oggi promana nella nostra psiche individuale o collettiva.
Dopo Ermes/Mercurio, Aphrodite/Venere, Ares/Marte, la deità scelta per la settima edizione è Dioniso.
Dioniso, ancor più di altre divinità, può sfuggire alla nostra comprensione per la sua complessità e ambivalenza, può essere rifiutato per la sua capacità perturbante e destabilizzante di certezze e ruoli, può essere banalizzato e frainteso per la sua ambiguità: certa è la capacità di questa antichissima divinità d’essere strumento di passaggio e collegamento tra nature, civiltà, religioni diverse. Una divinità che riafferma la sua centralità puntualmente, specie nella nostra civiltà occidentale dal Rinascimento a Nietzsche, attraverso le arti visive e la filosofia, fino alle continue riemersioni di forme di dionisismo nelle cinema, nel teatro e nella musica contemporanei.

NOTA STORICO-MITOLOGICA
Dioniso era figlio di Zeus e di Semele, secondo una delle tante versioni sulla sua nascita e sui suoi genitori. Affidato alle cure di Hermes e successivamente di Ino e Atamante, fu punito da Era che lo rese folle, perché figlio degli amori adulterini di Zeus. Dioniso vagò a lungo in compagnia del suo tutore Sileno e di un gruppo di satiri e baccanti, fondò città, sconfisse numerosi avversari. Tornato in Grecia, si fermò in Tracia, in Beozia e poi nelle isole dell’Egeo: qui, sull’isola di Nasso, incontrò e amò Arianna, che era stata abbandonata da Teseo, dopo la fuga da Creta e la sconfitta del Minotauro. I simboli di Dioniso sono la vite, l’edera rampicante e il tirso. Il dio ebbe nomi diversi a seconda dei luoghi in cui era venerato: a Roma era noto come Bacco o Libero; in Oriente come Zagreo o Bassareo; il suo aspetto, sempre e comunque, fu quello di un giovane bellissimo, con il capo ricciuto incoronato da pampini e viticci. Dioniso, divinità arcaica, da una parte fu il dio della gioia, della ricchezza e della forza della natura, dall’altra rappresentò gli aspetti più oscuri e selvaggi della stessa. Divinità ambigua, contraddittoria, sfuggente, perturbante veniva evocata e venerata attraverso rituali a volte misteriosi. Nel caso delle feste dionisiache o baccanali, si era soliti sacrificare un caprone e il rito era accompagnato da canti corali e da frequenti scambi verbali fra i sacerdoti. A questi rituali si riconduce l’origine della tragedia greca collegando l’etimologia del termine stesso “tragedia” con “il canto del capro”.
